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I'll be home tonight

di Irene Sofia Comi

Zzz zzz. Zzz zzz.

Il telefono di Giampiero vibra nel taschino della giacca di jeans. Lui non se ne cura, ma d’altra parte non è il momento: il traffico scorre lento, i pensieri corrono liberi.

“Schiacci “Spegni…” sul MacBook in ufficio e un attimo dopo vorresti soltanto essere sul divano: doccia e relax. Sarebbe fantastico se queste parole uscissero dalla bocca del Dott. Cattaneo. Dovrei farmele prescrivere come ricetta, con tanto di prescrizione medica! Tre giorni di ferie mi farebbero bene…”, pensa Giampiero sul suo nuovo scooter rosso fiammante. La testa è troppo stretta nel vecchio casco, quello di sempre, ma lui si ripete che è solo colpa della fretta. Dannata fretta! Non importa, qualche minuto e sarà arrivato.

 

Non c’è da meravigliarsi e nemmeno troppo da lamentarsi: siamo tutti schiavi dello stress. La città è grigia, è piena di gente che ha fretta di andare, andare chissà dove. Correre correre correre. Ma se non sei Usain Bolt, nei tuoi cento metri rischi soltanto d’inciampare. Tutto ciò che ti scorre accanto rischia di diventare solo un’immagine sbiadita: in men che non si dica ti ritrovi il cervello bombardato da segni, immagini e pubblicità. Così il nostro cervello si sovraccarica di dati, e l’inconscio soggettivo finisce per accumulare tutti questi input, assorbendoli come fossero una matassa di lana filamentosa. Giampiero realizza che, di questo passo, si andrà a perdere qualcosa della realtà che ci circonda.

 

Squit-squit-squit-squit.
“Sarebbe ora di buttare queste scarpe, mi si sente da lontano, quando passo” pensa Giampiero salendo due scalini alla volta. Finalmente il terzo piano è arrivato. Giampiero apre la serratura.

 

Posa il telefono, vuole lasciare il mondo fuori.

Come ogni sera, apre lo sportello dello Smeg, stappa la sua Ichnusa gelata e si siede sullo sgabello della cucina. Il corpo si rilassa, la mente galoppa, imbizzarrita. “Forse non ho bisogno della prescrizione di Cattaneo, forse il mio mondo è tutto qui. Mi accontenterei anche di un giorno a settimana in smart working…”. Lavorare da casa? Un sogno! La casa, per Giampiero, è sempre stata un rifugio nel bel mezzo di una vita selvaggia. Un posto sicuro, come la cucina spontanea della Parodi di “Cotto e Mangiato” - d’altra parte Giampiero ha imparato a sdrammatizzare.

Certo, quando c’era Mariella era diverso… Con lei aveva scoperto anche l’amore per la cucina. Che buona era la parmigiana che preparavano insieme! E come dimenticare lo strofinaccio ricamato ricevuto in dono da nonna Marisa?

 

Guarda i fornelli, il suo stomaco brontola, si dilata e si chiude come nelle immagini di quelle ecografie in cui il cuore si contrae, e tutto è bianco o nero. Apre di nuovo il frigo: mezza confezione di burro Carnini, due uova. Si sente un po’ vuoto, dentro e fuori. Nonostante l’apatia del momento, decide di mangiare qualcosa.

 

Mette sul gas la padella di ghisa. Mentre il burro fonde, innumerevoli immagini appaiono davanti ai suoi occhi. Catturate, fugaci, segrete: la sua testa è un luna park.

Si sente un po’ assente al mondo, ma presente a sé; che lo sia alle sue ultime 24 ore o alle sue memorie del passato, non fa differenza: è uno di quei giorni, una di quelle sere fatte di noia in cui i pensieri inconcludenti percorrono tutto l’organismo, compiendo viaggi vorticosi, come il richiamo alle maree della luna. La realtà non è quella che lui percepisce. La realtà è là fuori. Sente la testa stretta in una morsa, forse dovrebbe comprare qualche estensore per la memoria - ma quando inventeranno l’iCloud umano? “Giampiero, fai qualcosa, altrimenti tra poco esplodi”.

 

Puff! Sbuffa incredulo. Il burro sta bruciando, meglio spegnere il gas.

Entra in soggiorno e accende lo stereo. Radio Deejay lo aiuterà a non pensare a questi momenti passati a fantasticare o a immaginarsi la vita della vecchina incontrata a San Vincenzo la scorsa estate. Non ricorda bene i dettagli di quell’incontro, ma saprebbe riconoscere quella “h” aspirata anche tra un milione di persone.


Din Don, Din Don, Din Don.

“Ma chi è? Non aspetto nessuno”.

“Ciao Giampiero, sono Vittorio! Scusa il disturbo ma ho dimenticato una cosa. Ho provato a scriverti ma…”.

“Ah, ok. Ti apro subito, m’affaccio”.

Dalla finestra Giampiero fa un cenno a Vittorio con la testa. Prende l’accendino dalla tasca destra e si accende una sigaretta: anche stasera niente pace.

Ecco che cosa succede, a lasciare il mondo fuori.

 

Knoc Knoc.
“È permesso?”
Knoc Knoc.

Giampiero non si muove. Fuori ha cominciato a piovere e su Radio Deejay trasmettono Vasco: Qui la notte è buia, e ci sei soltanto tu / Vivi in bilico e fumi le tue Lucky Strike.

“Si può?”.
Fortunatamente la porta è aperta, Vittorio decide di entrare. Appende la giacca.